Logo della consulta

Benvenuto alla Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni. Scopri chi siamo...


« Presentazione di “Fare (e dare) un voto di laicità”

Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni

Fare (e dare) un voto di laicità.

Milano 28 maggio 2009 – ore 21,00

Tempio Valdese

Valeria Rosini – Presentazione del lavoro preparatorio

Parlerò brevemente dei 12 spunti di riflessione che abbiamo stampato sul nostro volantino di questa sera, o meglio, del modo in cui siamo arrivati a definirli.

Il problema che ci siamo posti era di capire quale tipo di contributo potesse essere offerto dalla Consulta per la Laicità a chi si accinge ad andare a votare, ma anche a chi si accinge ad essere eletto.

Escluso, velocemente e concordemente, che la Consulta potesse dare indicazioni di voto (per molte ragioni ma, in sintesi, perché la laicità è una questione trasversale) abbiamo deciso di iniziare facendo il punto sullo stato della laicità, attraverso un elenco delle questioni ad oggi irrisolte. Abbiamo cioè valutato che il miglior contributo che potevamo dare fosse quello di creare una occasione di riflessione su cui poi ognuno (elettore, o candidato) tragga le conclusioni che potrà e vorrà trarre.

Ma mettersi a scrivere l’elenco dei problemi di laicità ad oggi irrisolti, scegliere le parole per farlo, significava anche iniziare finalmente l’indispensabile lavoro di verifica sul grado di accordo o di differenza tra tutte le associazioni che della Consulta hanno deciso di fare parte.

La stesura di questi 12 punti è stato quindi l’inizio del più importante compito che la Consulta si prefigge: quello di sviluppare nel tempo un confronto ampio e approfondito, interno al mondo laico, per produrre una sintesi dei modi di concepire la laicità e i problemi che vi sono connessi.

E il fatto di essere, fin dall’inizio, una associazione di 21 associazioni, e con l’obiettivo di aumentare di numero, non ci ha mai fatto pensare che l’impresa che abbiamo davanti sia facile.

Il numero delle questioni considerate è stato inizialmente di 10, poi è cresciuto fino a 20 ed infine si è assestato su di una accettabile sintesi in 12 punti.

Si è cominciata la discussione in alcune assemblee ed anche in alcune delle riunioni dei gruppi di lavoro (ne è stato avviato uno sulla scuola e uno sulla bioetica). Poi si è proseguita la discussione per iscritto sulla mailing-list. Ci si è riuniti nuovamente in assemblea e si è concluso con una concitata ma vivissima discussione scritta, sulla mailing-list.

E’ stato un lavoro faticoso. Ogni parola scelta è il frutto di limature, aggiunte, cancellazioni, ridefinizioni, eppure questo è un risultato primissimo, e le parole cambieranno ancora.

Ma quello che ha dato grande soddisfazione e grande slancio sono soprattutto tre considerazioni:

Intendo con ciò parlare di quello che chiamerei sia un atteggiamento intellettuale, sia anche proprio di una “tecnica” di discussione: non dare nulla per scontato spiegando le ragioni, non escludere nessuno degli argomenti, partire da ciò su cui si riesce già a concordare proseguendo con lo sforzo di utilizzare argomenti razionali (e quindi confrontabili) e facendo lo sforzo ancor più grande di superare le componenti più preconcette, che pure ognuno di noi si porta dietro, cercando così di allargare i confini della intersezione di accordo inizialmente individuata.

Non era stato prefissato, non ci si era accordati su questo, eppure, da un disordine iniziale, mano a mano che si proseguiva nel confronto, questo stile è andato delineandosi e tacitamente prevalendo, e alla fine è stato quello che ha consentito di arrivare alla definizione di questi 12 punti senza mettere nessuno in minoranza, senza andare ai voti, senza lasciar cadere nessuna delle posizioni.

Eppure, a tratti, sono emerse perfino le differenze che discendono dalle grandi ideologie del ‘900, come quando si è sfiorato il dibattito sul grandissimo problema delle soluzioni pubbliche o private, di Stato o di mercato, nell’erogazione di servizi fondamentali come quelli della salute e dell’istruzione. Dibattito intricatissimo che facilmente sfocia in contrapposizioni. Ma anche queste differenze possono scontrarsi o incontrarsi a seconda che si cerchi o meno l’intersezione possibile tra i punti di partenza, la precisazione dell’obbiettivo e la volontà di costruire una comune soluzione.

E’ evidente che per fare questo è indispensabile esercitare la capacità di lasciarsi alle spalle i luoghi comuni e dotarsi quanto più possibile di libero pensiero e instancabile ricerca. Le soluzioni che abbiamo concordato di scrivere sono provvisorie, e il nostro dibattito proseguirà con approfondimenti e nuove definizioni, fatto salvo che l’intersezione già certa delle nostre idee è quella che riguarda il pluralismo e le pari opportunità. E questo non è poco.

Il fatto che questo stile laico dell’operare si sia presto instaurato, deve far pensare ad una attitudine che preesistesse l’inizio della nostra discussione, ovvero una cultura laica accomunante aldilà delle particolari differenze, e che è il segno di una maturazione culturale da molto tempo in corso nel paese, in quella che si chiama comunemente “società civile”, ovvero le parti attive, pensanti, operanti, responsabili della società.

Parti di società e di cultura che non necessariamente (e oggi meno che mai) trovano riscontro e rappresentanza nel mondo politico. Parti di società e di cultura di cui la politica sembra non avere più il polso, ma che si esprimono in una miriade di associazioni culturali, spesso del tutto sconosciute le une alle altre, e di cui noi speriamo di essere soltanto le prime 21 ad unirsi.

Una tale miriade di minoranze, da costituire probabilmente una maggioranza, anche se stemperata e confusa all’interno di ogni schieramento.

E questo è il 13° problema irrisolto che si presenta alla riflessione di questa sera.

Leave a comment