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Sentenza di Strasburgo sui crocifissi »

LA CONSULTA MILANESE PER LA LAICITÀ DELLE ISTITUZIONI ACCOGLIE CON FAVORE LA SENTENZA DELLA CORTE DI STRASBURGO SULL’ESPOSIZIONE DEL CROCIFISSO NELLE SCUOLE

La sentenza non sottovaluta la rilevanza della religione, ma ribadisce il concettodi sfera pubblica come spazio comune ove diverse opzioni culturali e religiose possono conoscersi reciprocamente nel diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioninel rispetto della libertà dei figli stessi e del pluralismo che qualifica la scuola pubblica.

La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni accoglie con favore la sentenza 3 novembre 2009 della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, ritenendo l’esposizione del crocifisso in contrasto con l’applicazione dei principi contenuti nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali, ribadisce il concetto di sfera pubblica come spazio comune ove diverse opzioni culturali e religiose possono conoscersi reciprocamente in pari dignità, rafforzando il valore dell’eguaglianza attraverso l’affermazione della laicità delle istituzioni pubbliche e della necessaria neutralità dello Stato nell’esercizio della funzione educativa dei suoi cittadini.

La sentenza trova anche preciso riferimento in articoli della Costituzione italiana, ingiustificatamente disattesi nei due gradi di giudizio svolti avanti il giudice amministrativo nel nostro Paese. Si tratta dell’art. 19 della Costituzione, che tutela la libertà di religione non solo “positiva” (una pluralità di fedi), ma anche “negativa”, cioè la professione di ateismo o agnosticismo, e dell’art. 3, che attribuisce allo Stato il compito di rimuovere ostacoli e impedimenti all’eguaglianza fra i cittadini, qui a tutela del supremo principio della laicità o non confessionalità. Concetti, questi, che hanno trovato attuazione con il nuovo concordato del 1984 e sono stati ribaditi anche dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 439/2000.

La sentenza della Corte di Strasburgo non sottovaluta affatto la rilevanza della religione, ma mette anzi in luce l’importanza del diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni nel rispetto della libertà dei figli stessi e del pluralismo che qualifica la scuola pubblica. Sottolinea inoltre come in un luogo quale la scuola, dove convivono credenze religiose diverse, ateismo e agnosticismo, un segno forte come il crocifisso “possa essere perturbante dal punto di vista emotivo per gli studenti di altre religioni o che non ne professano alcuna”.

A fronte di quanto sopra detto, e di quanto è stato detto e scritto in questi giorni, la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni intende riprendere i termini della questione e cogliere il motivo di approfondimento che la sentenza di Strasburgo offre. Un’occasione altrimenti persa, vista la reazione scomposta di molti politici italiani, tra cui primeggiano quelli investiti di funzioni di governo, i quali paiono opporsi al potere giudiziario sovranazionale, contestando la legittimità della funzione giurisdizionale attraverso dichiarazioni superficiali e strumentali, con la connivenza dei molti media che hanno per lo più taciuto le tante espressioni di accoglimento favorevole della sentenza da parte di numerose voci anche cristiane.

Per la cultura laica, al contrario, questa sentenza non rappresenta affatto una battaglia anti cristiana.

Inoltre, il crocifisso non è un simbolo di identità culturale nazionale, ma patrimonio culturale e religioso condiviso in molti paesi (e in questo la sentenza lo tratta con rispetto, sottraendolo giustamente a ogni conflitto) e simbolo di appartenenza religiosa sovranazionale che si trova appropriatamente nei luoghi di culto in Italia e in tutto il mondo.

Negli edifici scolastici e pubblici è più appropriato esporre invece i simboli peculiari dello Stato, nei quali tutti i cittadini possano identificarsi: la bandiera italiana e quella europea.

La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni si impegna a segnalare le violazioni della sentenza di Strasburgo (una volta divenuta definitiva) delle quali verrà a conoscenza ribadendo i principi che in essa sono affermati.

Appare chiara, infatti, l’importanza di questo percorso, che si affianca a quello che la Consulta appoggia e stimola per l’affermazione dei diritti di chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, con l’obiettivo di avvicinare la situazione italiana a quella di altri Paesi europei dove non sono soltanto previsti, come in Italia, ma di fatto anche garantiti gli insegnamenti alternativi.

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