La Costituzione della Repubblicana italiana: da conoscere e applicare »
Primo ciclo ore 18.30
12 dicembre 2011
Salone degli Archi Corso Garibaldi 116 – Milano
La nascita della Costituzione
Prof. Valerio Onida – Presidente emerito della Corte Costituzionale
19 dicembre 2011
Salone degli Archi Corso Garibaldi 116 – Milano
I diritti fondamentali nella Costituzione della Repubblica
Prof.ssa Barbara Randazzo, docente di Diritto Costituzionale – Università degli Studi di Milano
09 gennaio 2012
Sede C.A.M. Corso Garibaldi, 27 ang. Via Giorgio Strehler, 2 – Milano
Il principio di laicità dello Stato
On. Prof. Domenico Maselli, docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese – Università degli Studi Firenze
16 gennaio 2012
Sede C.A.M. Corso Garibaldi, 27 ang. Via Giorgio Strehler, 2 – Milano
L’unità nazionale alla luce dei principi costituzionali
Prof.ssa Marilisa D’Amico, docente di Diritto Costituzionale – Università degli Studi di Milano
23 gennaio 2012
Sede C.A.M. Corso Garibaldi, 27 ang. Via Giorgio Strehler, 2 – Milano
Le donne dell’Assemblea Costituente e nella Costituzione
On. Giancarla Codrignani, docente, politologa
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Ingresso libero
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Ad ogni incontro si leggeranno gli articoli della Carta costituzionale oggetto di trattazione.
Le religioni nella scuola pubblica: una proposta »
In occasione della pubblicazione del libro di Mariachiara Giorda e Alessandro Saggioro «La materia invisibile – Storia delle religioni a scuola», Edizioni EMI, la Consulta milanese per la laicità delle istituzioni, in collaborazione con il Centro Culturale Protestante e l’Associazione 31 Ottobre invitano all’incontro sul tema
Le religioni nella scuola pubblica: una proposta
Intervengono:
- Mariachiara Giorda e Alessandro Saggioro, autori del libro;
- Luciano Zappella insegnante e vicepresidente dell’Associazione 31 Ottobre;
- Don Alberto Cozzi direttore Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano.
Presiede Paolo Naso docente di Scienza Politica all’università La Sapienza di Roma.
La recente pubblicazione del libro di Giorda e Saggioro riprende una riflessione sulla “materia invisibile” nella scuola pubblica: un insegnamento delle religioni che consenta alle nuove generazioni di confrontarsi con i coetanei venuti da ogni parte del mondo che portano con sé altre credenze, conoscenze e regole di comportamento.
Un insegnamento laico e pluralista, che contribuisca a formare cittadini consapevoli della complessità delle fedi religiose o morali e delle diverse concezioni mondo, è il presupposto per formare cittadini informati, non ignoranti, che assicurano nella società la libera, civile e pacifica convivenza tra tutti, siano essi credenti, atei, agnostici, razionalisti, scettici, indifferenti od altro.
Sala attigua alla Libreria Claudiana
Via Francesco Sforza 12/a – 20122 Milano
tel. 02.76.02.15.18
ingresso libero
Osservatorio laicità alle elezioni »
La Consulta milanese per la laicità delle istituzioni, in occasione delle elezioni comunali, ha lanciato un
osservatorio dei candidati
in cui vengono raccolte le posizioni sui temi relativi alla laicità di tutti i candidati che vorranno rispondere alle nostre domande.
Consulta l’osservatorio per esprimere un voto consapevole ed informato!
Giornata nazionale della libertà di scelta sulla propria vita »
LA CONSULTA MILANESE ADERISCE ALL’APPELLO:
“PROCLAMIAMO IL 9 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE
DELLA LIBERTA’ DI SCELTA SULLA PROPRIA VITA”
NO ALLA TORTURA DI STATO
Per il prossimo 9 febbraio il Governo, su proposta della sottosegretaria Roccella, ha istituito la Giornata degli Stati Vegetativi. Decisione moralmente mostruosa, poiché offende la memoria di Eluana Englaro, che in quel giorno, dopo 17 anni di non vita, vedeva due anni fa rispettata la sua volontà sul proprio corpo, portata avanti con coraggio, determinazione e amore paterno da Beppino Englaro.
Decisione che ufficializza come “delitto” una sacrosanta sentenza della magistratura. Decisione che infanga la Costituzione, poiché con essa il governo intende addirittura solennizzare la pretesa che la vita di ogni cittadino, anziché appartenere a chi la vive, sia alla mercé di una maggioranza parlamentare.
Di fronte a tutto ciò, diventa doveroso che tutta l’Italia democratica e laica proclami il 9 febbraio Giornata nazionale della libertà di scelta sulla propria vita, onorando così la memoria di Eluana Englaro, di Piergiorgio Welby, di Luca Coscioni, e dei tanti altri che oltre alla tragedia della condanna a morte per malattia hanno dovuto affrontare anche la violenza di coloro che vogliono costringere i malati alla tortura delle sofferenze terminali, quando essi non lo ritengono accettabile e dignitoso per se stessi.
La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, aderisce all’appello della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e della rivista MicroMega, e chiede:
- a tutte e tutti i cittadini e a tutte le associazioni,
- al mondo accademico e della cultura,
- agli amministratori pubblici e ai partiti politici,
che si riconoscono nei valori della Costituzione e che sentono il dovere di rispettare e far rispettare la decisione di ciascuno sul proprio fine-vita, di aderire all’appello inviando una mail a: info@milanolaica.it
I candidati alle primarie per il sindaco di Milano e la laicità »
La Consulta milanese per la laicità delle Istituzioni ha inviato una lettera aperta a Stefano Boeri, Valerio Onida, Giuliano Pisapia, Michele Sacerdoti per conoscere la visione dei candidati alle primarie per la corsa a sindaco di Milano sul tema generale della laicità delle Istituzioni e, in particolare, per quanto concerne l’azione amministrativa degli enti locali su questo importante fondamento della democrazia e della convivenza civile.
4 sono stati i gli argomenti sottoposti dalla Consulta ai candidati:
i luoghi di culto per i credenti di fede islamica per un reale dialogo positivo con le sedi di organizzazione dell’islam a Milano, della qual cosa dovrebbe farsi carico l’amministrazione comunale;
le volontà di fine vita. Molti comuni italiani, piccoli e grandi, hanno raccolto le dichiarazioni dei cittadini che pure se non legalmente vincolanti, rappresentano una chiara e rassicurante indicazione per sanitari e famigliari. Milano non può essere da meno, contribuendo così a creare un clima culturale di dibattito profondo , peraltro già presente nell’opinione pubblica, efficace anche per le decisioni di competenza del Parlamento;
la registrazione da parte dell’amministrazione comunale, su base volontaria, delle coppie di fatto, senza alcuna discriminazione al fine di evitare ogni tipo di penalizzazione e rendere omogenea l’offerta culturale che deve essere improntata su criteri di laicità;
un atteggiamento da parte del Comune di Milano coerente con i principi costituzionali per quanto riguarda l’esposizione dei simboli religiosi . (La Consulta milanese ha dato il completo consenso alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 3 novembre 2009.)
I 4 candidati con chiarezza e onestà intellettuale hanno risposto con 4 intense comunicazioni.
Di seguito alcuni stralci, la corrispondenza completa sul sito www.milanolaica.it
Michele Sacerdoti ci scrive” ho ricevuto la lettera ai candidati alle primarie. La sottoscrivo pienamente e comunico di aver aggiornato il mio programma elettorale sul mio sito con un capitolo specifico sulla laicità dell’amministrazione comunale.” Sacerdoti ci informa e precisa anche che sia il tema dei luoghi di culto per i credenti, sia quello del registro delle unioni di fatto erano già presenti nel suo programma. A seguito della lettera della Consulta milanese, Sacerdoti ha aderito ai 12 punti programmatici della Consulta stessa ( vedi www.milanolaica.it) e si dice d’accordo sia alla sottoscrizione di una dichiarazione di fine vita a livello comunale che anticipi la normativa statale sia con un atteggiamento di laicità nell’esposizione dei simboli religiosi. Sacerdoti, nell’ambito della sua campagna, ha inoltre prodotto un comunicato stampa con il quale ha aderito pubblicamente alle richieste della Consulta milanese per la laicità delle Istituzioni.
Giuliano Pisapia ha risposto “volentieri proprio perché fate richiamo a valori dei quali sono profondamente convinto e che hanno improntato l’insieme delle mie esperienze, azioni, idee come avvocato, come parlamentare ma, soprattutto, come cittadino di questa Repubblica.” Pisapia ci dice che se da un lato i valori costituzionali e prima di ogni altro la laicità delle istituzioni e della politica ci permettono di costruire un Paese capace di accogliere e di innovarsi, di riconoscere le differenze ma costruire non indistinti aggregati ma una società, di affermare diritti e di accettare i doveri della convivenza, la questione dell’esposizione dei simboli religiosi non è di facile soluzione, pur se è doveroso affrontarla. Non ha dubbi sulla normativa di fine vita, ma dice di non essere certo che sia il Comune a doversi pronunciare in materia, mentre serve che il sindaco , uomo come chiunque altro, possa e debba esprimere il proprio punto di vista spingendo così con autorevolezza verso un approccio laico.Netto si di Pisapia sull’istitutizione del registro delle coppie di fatto.
Stefano Boeri ci dice “ho ricevuto la vostra bella lettera alla quale rispondo con grande piacere, perché mi permette di chiarire un punto di vista fondamentale della politica, che sembra messo quotidianamente in discussione: il rispetto del principio di laicità dello Stato.” Boeri ci riferisce di avere proposto, lo scorso settembre, un centro della cultura islamica che comprenda, oltre a un luogo di preghiera, anche spazi di incontro e aggregazione. Ed anche che il Comune potrebbe certamente promuovere la raccolta delle dichiarazioni di fine-vita dei propri cittadini. Sul registro delle coppie di fatto, ritiene che il Comune possa e debba dare un segnale, che però, allo stato attuale, non può che rimanere simbolico . Il punto dei simboli religiosi viene definito “emblematico”. La sua opinione personale è che affermare che il crocifisso in Italia è solo un simbolo culturale offende non solo il non credente o il credente di un’altra religione, ma soprattutto il cattolico, che vede degradato il suo simbolo religioso a qualcos’altro.
Valerio Onida risponde “vorrei anzitutto dirvi che le mie idee e le mie posizioni sul tema della laicità delle istituzioni risultano da vari scritti pubblici, fra i quali mi permetto di ricordarvi il saggio “Le premesse storiche della laicità all’italiana”, comparso nella rivista “Filosofia e Teologia”, n. 2 del 2007, pagg. 266-272.”.Sui luoghi di culto ci dice che la loro realizzazione non riguarda gli enti pubblici, bensì le comunità religiose interessate. Il Comune deve garantire i diritti di tutti, poiché la libertà di culto è garantita a tutte le confessioni dalla Costituzione e, qualora si adotti una legislazione che prevede contributi pubblici per la realizzazione di edifici di culto, ad essa debbono potere accedere in condizioni di eguaglianza tutte le confessioni. Il testamento biologico è di pertinenza nazionale. La tutela delle coppie di fatto di ogni tipo rientra nell’ambito della tutela costituzionalmente dovuta alle formazioni sociali di cui è parola nell’art. 2 della Costituzione. L’eventuale esposizione di simboli religiosi in luoghi di pertinenza del Comune deve seguire le regole della laicità, intesa come divieto di identificazione delle istituzioni politiche con una confessione religiosa.
Risposta di Michele Sacerdoti »
Segue la risposta di Michele Sacerdoti alla lettera aperta della Consulta in occasione delle primarie del PD:
Gentile Signora De Gaetano,
ho ricevuto ieri sera da Margherita Franchetti la sua lettera ai candidati alle primarie.
La sottoscrivo pienamente e le comunico di aver aggiornato il mio programma elettorale sul sito www.sacerdotiamamilano.it/progrsac2010.pdf con un capitolo specifico sulla laicità dell’amministrazione comunale.
Il tema della moschea e del registro delle unioni di fatto erano già presenti nel programma.
La prego di inviarmi una versione digitale della lettera perché la possa caricare sul mio sito.
Appena ricevuta le segnalo che la mia adesione sarà oggetto di un mio specifico comunicato stampa.
Cordialmente
Michele Sacerdoti
Risposta di Giuliano Pisapia »
Segue la risposta di Giuliano Pisapia alla lettera aperta della Consulta in occasione delle primarie del PD:
Cari amici,
rispondo volentieri alla vostra lettera proprio perché fate richiamo a valori dei quali sono profondamente convinto e che hanno improntato l’insieme delle mie esperienze, azioni, idee come avvocato, come parlamentare ma, soprattutto, come cittadino di questa Repubblica.
Non mi sono limitato, quando mi è stato richiesto, a giurare sulla Costituzione ma ho sempre cercato di fare sì che i suoi principi fossero guida, valore fondativo, ancoraggio sicuro per orientarsi nel mondo che cambia.
In questo incessante cambiamento, i valori costituzionali e prima di ogni altro la laicità delle istituzioni e della politica ci permettono di costruire un Paese capace di accogliere e di innovarsi, di riconoscere le differenze ma costruire non indistinti aggregati ma una società, di affermare diritti e di accettare i doveri della convivenza.
Questo è possibile se non si pensa che ci sia una morale, un comportamento, una filosofia o una religione che pensino sé come superiore o, peggio, unica.
Ci sono guida i principi della Carta del 1948, il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo, lo sviluppo culturale, l’incivilimento – come lo avrebbe chiamato il nostro grande, laico, democratico concittadino Carlo Cattaneo.
Venerdì sono stato ospite della Casa della Cultura Islamica, in via Padova, e ho visto con i miei occhi cosa significhi praticare il proprio culto in un luogo adattato con fatica e difficoltà. Un luogo – peraltro – vivo, pieno di iniziative, in cui dalla fondazione nel 1993 il sermone è in arabo e in italiano, da cui partono decine di iniziative che, tra l’altro, hanno portato a lavorare con tante associazioni italiane per un progetto di rilancio della lunga via che ospita davvero gran parte del mondo. E ho trovato lì le ragioni materiali della proposta che ho fatto – sulla base della mia sensibilità e delle mie convinzioni profonde – a proposito della rapida soluzione della disponibilità a Milano di luoghi adatti alla celebrazione del culto islamico. A Milano tutti devono poter pregare in condizioni dignitose e in sedi adeguate, non nei garages o nelle palestre.
Non ho dubbi sulla normativa di fine-vita, sul testamento biologico e le altre forme di espressione della libertà delle persone. Non si tratta di stabilire obblighi ma di riconoscere un diritto, come ha detto qualche anno fa – e mi colpì moltissimo il contrasto con la situazione del nostro Paese – la Conferenza Episcopale della Spagna.
Non sono certo che il comune, come istituzione, debba pronunciarsi in materia e non sono convinto che debba organizzare un diritto individuale, perché l’azione pubblica trova un limite – così penso – dinanzi a scelte così fondamentali e così intimamente legate ad un universo di senso e di sentimenti in cui entrare è di per sé un danno. Se ci pensiamo bene, è proprio la stessa ragione per cui va contrastato il fondamentalismo “tridentino” dei difficili anni che abbiamo passato e che vorremmo non tornassero.
E’ certo, invece, che il sindaco, uomo come chiunque altro, può e deve – credo – esprimere il suo punto di vista e se la sua autorevolezza può spingere verso un approccio laico questo è quanto serve, con la misura necessaria ed inevitabile, doverosa, in questi campi delicatissimi. Laico è contrapposto a ideologico, non a cattolico.
Ho detto dai primi di luglio, quando ho reso pubblica la mia decisone di candidarmi alle primarie del centrosinistra, quando molti dicevano che era troppo presto (quando è troppo presto per dire ciò che si pensa e per preparare ciò che si deve fare per cambiare una città mal governata da quasi vent’anni?) che due sarebbero stati i primi atti da sindaco: la revoca delle ordinanze coprifuoco e la istituzione del registro delle coppie di fatto. Tutte le coppie di fatto, frutto delle scelte di vita e di convivenza dovute alle ragioni più diverse ma comunemente fondate su caratteri di solidarietà, di affetto, di amore: chi può giudicare il “grado” di questi rapporti, chi può dichiararne l’esistenza solo in base a requisiti formali o a tradizioni, per quanto annose possano essere?
E, naturale corollario, su questa base riconoscere diritti alle persone che nascono proprio dalla condivisione di affetto e destino.
L’ultima vostra proposta presenta un problema di non facile soluzione: non siamo in Francia. Come tanti della mia generazione sono stato affascinato da Robespierre e da Napoleone, dal codice amministrativo e da quello civile, dalla laicità intransigente dello Stato e dalla potenza e dalla efficacia della sua amministrazione pubblica. Posso lavorare per raggiungere quei livelli ma sono anche consapevole che per ora ne siamo abbastanza lontani. Peraltro, dobbiamo essere consapevoli che quel modello mostra qualche punto di fatica e di usura.
Mi pongo un obiettivo (forse, non sono poi così certo) più modesto: mi voglio ispirare alla “triade repubblicana”, in cui libertà e uguaglianza possono essere raggiunte tenendo presente il metodo della fratellanza.
Credo che faremo molte cose insieme.
Con i saluti più cordiali
Giuliano Pisapia
Risposta di Valerio Onida »
Segue la risposta di Valerio Onida alla lettera aperta della Consulta in occasione delle primarie del PD:
Con riferimento alla vostra richiesta indirizzata ai candidati alle primarie del centrosinistra a Milano, vorrei anzitutto dirvi che le mie idee e le mie posizioni sul tema della laicità delle istituzioni risultano da vari scritti pubblici, fra i quali mi permetto di ricordarvi il saggio “Le premesse storiche della laicità all’italiana”, comparso nella rivista “Filosofia e Teologia”, n. 2 del 2007, pagg. 266-272.
Quanto ai punti specifici che interessano l’amministrazione del Comune di Milano:
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La realizzazione e l’utilizzo dei luoghi di culto, e quindi delle moschee per gli islamici, non riguardano compiti diretti degli enti pubblici (onde è del tutto improprio che esponenti delle istituzioni si esprimano sulla necessità o meno, sulla possibilità o meno di realizzare, o sulle caratteristiche che dovrebbero o non dovrebbero avere le moschee), ma le comunità religiose interessate. Nell’esercizio della libertà di culto garantita a tutte le confessioni dalla Costituzione anche le comunità islamiche hanno diritto di realizzare e usare, ovviamente in conformità alle leggi e alle norme urbanistiche, i loro luoghi di culto. Se si adotta una legislazione che prevede contributi pubblici per la realizzazione di edifici di culto, ad essa debbono potere accedere in condizioni di eguaglianza tutte le confessioni, indipendentemente dal fatto che esse
abbiano o meno un’intesa con lo Stato, come è stato chiarito ripetutamente dalla Corte costituzionale (sentenze n. 195 del 1993; n. 346 del 2002: di quest’ultima pronuncia sono stato relatore e redattore io stesso). Il Comune deve garantire i diritti di tutti. -
La questione del testamento biologico è questione di pertinenza della legislazione nazionale, di cui è auspicabile l’intervento; non sarebbe opportuna, penso, una regolamentazione differenziata per Regioni o addirittura per Comuni di un aspetto così delicato che tocca diritti fondamentali della persona.
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La tutela delle coppie di fatto di ogni tipo rientra nell’ambito della tutela costituzionalmente dovuta alle formazioni sociali di cui è parola nell’art. 2 della Costituzione, come ha ricordato da ultimo anche la Corte costituzionale nella sentenza n. 138 del 2010 (“Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.”). Le forme e i modi della tutela vanno definiti con riferimento ai singoli temi.
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Anche l’eventuale esposizione di simboli religiosi in luoghi di pertinenza del Comune deve seguire le regole della laicità, intesa come divieto di identificazione delle istituzioni politiche con una confessione religiosa.
Milano, novembre 2010
Cordialmente
Valerio Onida
Risposta di Stefano Boeri »
Segue la risposta di Stefano Boeri alla lettera aperta della Consulta in occasione delle primarie del PD:
Cari membri della Consulta, gentilissima Coordinatrice,
ho ricevuto la vostra bella lettera alla quale rispondo con grande piacere, perché mi permette di chiarire un punto di vista fondamentale della politica, che sembra messo quotidianamente in discussione: il rispetto del principio di laicità dello Stato.
Conosco la vostra associazione e ho apprezzato le vostre iniziative, a cominciare dalla prima bella e partecipata presentazione nella sala Alessi del Comune, l’anno scorso.
Un’associazione come la vostra svolge un importantissimo ruolo nella società milanese, dove la politica della maggioranza ha perso la bussola e, anche rispetto a vicende amministrative, tenta di orientare scelte e indirizzi dei cittadini sulla base dei propri valori, che vorrebbe imporre. Penso ad alcuni provvedimenti della Regione, seguiti a livello comunale, che hanno tentato di modificare la legge sull’aborto, immaginando in questo modo di difendere il valore “della vita”.
Io ritengo che sia profondamente sbagliata la concezione che contrappone laicità a religione: il principio di laicità, fondato sui principi costituzionali, non esclude la religione. Esso esige una sfera di separazione e di autonomia fra la dimensione temporale e quella religiosa, ma in uno Stato laico tutti i cittadini, credenti e non credenti, devono sentirsi liberi di orientare le proprie scelte personali, senza che ci siano regole che le vogliano orientare o strumentalizzare. Non c’è nulla di più sbagliato nel credere, come ha fatto il nostro Stato per esempio in tema di fecondazione assistita, con la legge n. 40, di poter imporre una visione morale con la legge.
Ma veniamo alle vostre domande su alcuni punti cruciali, non tanto perché un sindaco possa risolverli, ma piuttosto perché una scelta, anche simbolica, di un sindaco darebbe un segnale di apertura alla politica, anche nazionale.
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Sulla necessità di un dialogo fra le religioni e l’urgenza che anche l’amministrazione comunale si faccia carico di un rapporto attivo con tutte le fedi religiose, comprese quelle islamiche, mi sono espresso fin dalle prime battute della mia campagna elettorale. Ribadisco l’importanza di trovare uno spazio per il culto di tutti i fedeli. Gli spazi per la preghiera sono un problema per i musulmani a Milano, che sono circa 100.000. A settembre ho proposto un centro della cultura islamica che comprenda, oltre a un luogo di preghiera, anche spazi di incontro e aggregazione. La dimensione della sacralità è fondamentale in una città moderna e aperta come deve tornare a essere Milano: non si può soffocare la sacralità, che deve essere ospitata in luoghi adeguati, pubblici, trasparenti e vissuti dalla gente in modo aperto. L’idea di un centro della cultura islamica, peraltro, ha precedenti straordinari in Europa, come l’Institut du monde arabe di Parigi o l’Islamic Center di Londra. È questo che dobbiamo costruire: spazi dedicati alla preghiera e spazi di conoscenza, luoghi frequentati da tutti i cittadini, non soltanto da quelli di fede islamica. Lo dobbiamo anche agli uomini d’affari che vengono a Milano per lavoro, e che si lamentano perché non trovano luoghi dignitosi di preghiera. Il rispetto delle diverse fedi è parte di un processo di integrazione senza il quale non è possibile dare una risposta in termini concreti anche a gravi problemi dei cittadini, come quello della sicurezza e dell’integralismo.
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Anch’io, come cittadino, soffro all’idea che in Italia si voglia approvare una legge che non ci permetterà di scegliere come morire. Mio padre Renato Boeri è stato un promotore del testamento biologico. È diritto di ciascuno prevedere i momenti finali della propria vita, è importante che ci sia un diritto al governo del proprio futuro. Milano deve essere in grado di accogliere questi diritti e farli abitare. Il Comune potrebbe certamente promuovere la raccolta delle dichiarazioni di fine-vita dei propri cittadini, come già la comunità valdese sta facendo in modo egregio. Questo, naturalmente, non significa imporre a chi desidera che “la propria spina” non sia mai staccata, né quella del proprio caro, una fine diversa “per legge”.
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Sul registro delle coppie di fatto, ritengo che il Comune possa e debba dare un segnale, che però, allo stato attuale, non può che rimanere simbolico. Le coppie di fatto eterosessuali godono di alcuni riconoscimenti dal punto di vista giuridico, ottenuti per via giudiziaria (come la successione nel contratto di locazione). Per le coppie omosessuali, che sono le più discriminate dall’assenza della legge, non avendo la possibilità di sposarsi, la Corte costituzionale, di recente, nella sent. n. 138 del 2010, ne ha riconosciuto il valore fondamentale per la collettività, ma ha affermato che è il legislatore a dover intervenire con una disciplina generale.
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L’ultimo punto è il più emblematico: l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, condannata dalla Corte Europea come contraria al principio di laicità dello Stato e contestata dal Governo. La mia opinione personale è che affermare che il crocifisso in Italia è solo un simbolo culturale offende non solo il non credente o il credente di un’altra religione, ma soprattutto il cattolico, che vede degradato il suo simbolo religioso a qualcos’altro. Come Sindaco promuoverò l’idea che i luoghi pubblici, perché pubblici, non debbano comportare la presenza di simboli religiosi, proprio nel rispetto profondo dell’autonomia e del valore di quel simbolo per chi ci crede.
Vi ringrazio ancora di questa occasione e spero di avere presto occasione di incontrarvi di persona.
Stefano Boeri
Lettera ai candidati alle primarie del PD »
Il 14 Novembre si terranno a Milano le primarie del PD per la scelta del candidato che si presenterà alle prossime elezioni per la carica di sindaco di Milano.
La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni ha inviato la seguente lettera a tutti i candidati:
Cari candidati alle primarie del 14 novembre,
speriamo che siate al corrente che nella nostra città si è costituita da due anni la Consulta milanese per la laicità delle istituzioni. Essa, collegata ad altre analoghe Consulte di altre città (in primis quella di Torino, la più attiva) è lo strumento con cui molte associazioni, di diverso orientamento ideale e culturale, si propongono di intervenire in modo unitario e permanente sul rispetto della laicità nel nostro paese e, in particolare, nell’azione amministrativa degli enti locali che riguardi questa problematica. Vi uniamo le locandine delle prime iniziative realizzate. Vogliamo soprattutto richiamare la vostra attenzione sull’incontro del maggio 2009 contenente l’elenco di nostri dodici punti programmatici in materia.
In relazione al dibattito ormai avviato in previsione delle elezioni della prossima primavera e soprattutto alle prossime primarie del centrosinistra di novembre, di cui siete i protagonisti, ci permettiamo di sottoporvi dei punti specifici che interessano direttamente l’amministrazione del comune di Milano:
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la lunga e, a volte, penosa discussione sui siti di culto per i credenti di fede islamica, deve avere rapidamente una conclusione. Riteniamo che l’amministrazione comunale debba farsi carico di un dialogo convinto e positivo con le varie sedi di organizzazione dell’islam nella nostra città e debba contestualmente eliminare tutti i pretestuosi ostacoli di ogni tipo via via sollevati fino ad ora per impedire una graduale, decentrata e sufficiente presenza di siti di culto di una religione ormai ampiamente presente nella nostra società. L’assenza di una Intesa dell’Islam con lo Stato (sulla base dell’art.8 della Costituzione) e di una legge sulla libertà religiosa (che auspichiamo vivamente) non possono essere un alibi perché si continui nell’attuale impasse con i ben noti costi per una normale convivenza che durano da troppo tempo;
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il problema di una normativa sul fine-vita è ormai alla conoscenza e all’attenzione di tutta l’opinione pubblica, dopo le vicende del febbraio 2009. Il progetto di legge, votato dal Senato, e sul quale abbiamo un’opinione fortemente critica, è ora fermo alla Camera ed è prevedibile che lo sarà ancora a lungo, anche come conseguenza della crisi politica nazionale in corso. Pensiamo che il comune di Milano possa, come già altri piccoli e grandi comuni, porsi l’obiettivo di organizzare la proposta ai propri cittadini di sottoscrivere una dichiarazione di fine-vita, attentamente elaborata e aperta a diverse opzioni. Anche se una tale firma non potrà essere giuridicamente vincolante essa darà però una indicazione molto importante per il comportamento concreto di sanitari e famigliari del malato in condizioni estreme e potrà facilitare la creazione di una opinione pubblica che sia efficace nei confronti delle decisioni di competenza del Parlamento;
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ugualmente per quanto riguarda l’impasse relativa alla necessaria legislazione sulle coppie di fatto, riteniamo che, di fronte a un fenomeno sociale sempre più diffuso; l’amministrazione comunale possa prendere l’iniziativa della loro registrazione su base volontaria e senza discriminazione di alcun tipo in relazione alle loro diverse tipologie. Questa registrazione potrà eventualmente essere utilizzata per l’erogazione di servizi gestiti dall’amministrazione al fine di evitare penalizzazioni a carico di soggetti che hanno situazioni di fatto identiche a quelle di quanti sono in una condizione giuridica prevista; inoltre riteniamo che l’offerta culturale supportata dall’amministrazione dovrebbe essere in linea generale improntata a criteri di laicità;
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infine riteniamo che l’amministrazione comunale, per quanto di sua eventuale possibile competenza, debba assumere un atteggiamento di laicità coerente coi principi costituzionali per quanto riguarda l’esposizione dei simboli religiosi. Come nostro criterio di approccio a questo problema teniamo a ricordare il completo consenso della Consulta alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 3 novembre 2009.
In conclusione, ci permettiamo di invitarvi a considerare attentamente i punti che vi abbiamo esposti nella convinzione che vogliate comprenderli tra gli impegni programmatici della vostra campagna.
Con fiducia e amicizia
(Donatella De Gaetano)
Coordinatrice della
Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni
Milano, 22 ottobre 2010

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