Laicità, religioni e spazi pubblici a Milano e in Lombardia »
Mercoledì 17 febbraio 2010, ore 21.00
Sala Alessi di palazzo marino. Piazza della Scala 2, Milano
Interventi dello storico Massimo L. Salvadori e di Fulvia Colombini – Cgil, Dounia Ettaib – Donne Arabe d’Italia, Valerio Federico – Ass. Luca Coscioni, Grazia Villa – Ass. La Rosa Bianca, Luciano Zappella – Ass. 31 Ottobre: per una scuola laica e pluralista.
Introduce: Donatella De Gaetano, coordinatrice della Consulta; conduce: Luciano Belli Paci- Circolo Carlo Rosselli.
Diffondi l’iniziativa con il nostro volantino!
Per il suo primo compleanno di attività la Consulta milanese rinnova l’appuntamento del 17 febbraio nella Sala Alessi di Palazzo Marino in piazza della Scala 2, alle ore 21, con una iniziativa di ampia portata che intende far luce sullo stato della laicità nelle relazioni tra istituzioni cittadine e regionali e la popolazione.
Della data del 17 Febbraio è nota la richiesta del Coordinamento nazionale delle Consulte laiche cittadine perché sia riconosciuta come Giornata della liberta` di coscienza, di religione e di pensiero, in ricordo e anniversario della concessione nel 1848 dei diritti civili ai valdesi e poi agli ebrei e, nel 1600, della morte di Giordano Bruno sul rogo.
Sul tema “Laicità, Religioni e Spazi Pubblici a Milano e in Lombardia“, saranno impegnati esponenti di organismi associativi e sindacali che chiedono da tempo alle istituzioni il pieno rispetto della laicità, il rifiuto della discriminazione negli spazi pubblici e nelle istituzioni, la valorizzazione dell’accoglienza e dell’integrazione delle diversità presenti.
Concluderà la serata lo storico Massimo L. Salvadori, dell’Università di Torino, con la relazione: “Democrazia e Laicità oggi in Italia”.
La stampa è invitata.
Sentenza di Strasburgo sui crocifissi »
LA CONSULTA MILANESE PER LA LAICITÀ DELLE ISTITUZIONI ACCOGLIE CON FAVORE LA SENTENZA DELLA CORTE DI STRASBURGO SULL’ESPOSIZIONE DEL CROCIFISSO NELLE SCUOLE
La sentenza non sottovaluta la rilevanza della religione, ma ribadisce il concettodi sfera pubblica come spazio comune ove diverse opzioni culturali e religiose possono conoscersi reciprocamente nel diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioninel rispetto della libertà dei figli stessi e del pluralismo che qualifica la scuola pubblica.
La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni accoglie con favore la sentenza 3 novembre 2009 della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, ritenendo l’esposizione del crocifisso in contrasto con l’applicazione dei principi contenuti nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali, ribadisce il concetto di sfera pubblica come spazio comune ove diverse opzioni culturali e religiose possono conoscersi reciprocamente in pari dignità, rafforzando il valore dell’eguaglianza attraverso l’affermazione della laicità delle istituzioni pubbliche e della necessaria neutralità dello Stato nell’esercizio della funzione educativa dei suoi cittadini.
La sentenza trova anche preciso riferimento in articoli della Costituzione italiana, ingiustificatamente disattesi nei due gradi di giudizio svolti avanti il giudice amministrativo nel nostro Paese. Si tratta dell’art. 19 della Costituzione, che tutela la libertà di religione non solo “positiva” (una pluralità di fedi), ma anche “negativa”, cioè la professione di ateismo o agnosticismo, e dell’art. 3, che attribuisce allo Stato il compito di rimuovere ostacoli e impedimenti all’eguaglianza fra i cittadini, qui a tutela del supremo principio della laicità o non confessionalità. Concetti, questi, che hanno trovato attuazione con il nuovo concordato del 1984 e sono stati ribaditi anche dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 439/2000.
La sentenza della Corte di Strasburgo non sottovaluta affatto la rilevanza della religione, ma mette anzi in luce l’importanza del diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni nel rispetto della libertà dei figli stessi e del pluralismo che qualifica la scuola pubblica. Sottolinea inoltre come in un luogo quale la scuola, dove convivono credenze religiose diverse, ateismo e agnosticismo, un segno forte come il crocifisso “possa essere perturbante dal punto di vista emotivo per gli studenti di altre religioni o che non ne professano alcuna”.
A fronte di quanto sopra detto, e di quanto è stato detto e scritto in questi giorni, la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni intende riprendere i termini della questione e cogliere il motivo di approfondimento che la sentenza di Strasburgo offre. Un’occasione altrimenti persa, vista la reazione scomposta di molti politici italiani, tra cui primeggiano quelli investiti di funzioni di governo, i quali paiono opporsi al potere giudiziario sovranazionale, contestando la legittimità della funzione giurisdizionale attraverso dichiarazioni superficiali e strumentali, con la connivenza dei molti media che hanno per lo più taciuto le tante espressioni di accoglimento favorevole della sentenza da parte di numerose voci anche cristiane.
Per la cultura laica, al contrario, questa sentenza non rappresenta affatto una battaglia anti cristiana.
Inoltre, il crocifisso non è un simbolo di identità culturale nazionale, ma patrimonio culturale e religioso condiviso in molti paesi (e in questo la sentenza lo tratta con rispetto, sottraendolo giustamente a ogni conflitto) e simbolo di appartenenza religiosa sovranazionale che si trova appropriatamente nei luoghi di culto in Italia e in tutto il mondo.
Negli edifici scolastici e pubblici è più appropriato esporre invece i simboli peculiari dello Stato, nei quali tutti i cittadini possano identificarsi: la bandiera italiana e quella europea.
La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni si impegna a segnalare le violazioni della sentenza di Strasburgo (una volta divenuta definitiva) delle quali verrà a conoscenza ribadendo i principi che in essa sono affermati.
Appare chiara, infatti, l’importanza di questo percorso, che si affianca a quello che la Consulta appoggia e stimola per l’affermazione dei diritti di chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, con l’obiettivo di avvicinare la situazione italiana a quella di altri Paesi europei dove non sono soltanto previsti, come in Italia, ma di fatto anche garantiti gli insegnamenti alternativi.
20 Ottobre – Libera ricerca, Libero Insegnamento, Pluralismo »
A 200 anni dalla nascita di Darwin
Libera ricerca, Libero Insegnamento, Pluralismo
lo stato delle cose in Italia
Art. 33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”
Il metodo scientifico ha consentito di allargare gli orizzonti della conoscenza, in equilibrio fra assunzione di responsabilità individuale e perseguimento del bene pubblico.
Questa scelta ha permesso un diffuso miglioramento nella qualità di vita delle persone: dal vaccino antipolio, alle possibilità aperte dalla ricerca sulle staminali, la libertà di ricerca ha gettato le basi della conoscenza come bene comune e di una scuola fondata sull’esercizio del pensiero critico, sul confronto tra opinioni e posizioni diverse, contro ogni forma di dogmatismo.
Condizioni indispensabili affinché ogni singola persona e la società nel suo insieme possano sviluppare una cittadinanza consapevole, attiva e responsabile.
MARTEDÌ 20 OTTOBRE 2009
AULA MAGNA del MUSEO CIVICO di Storia Naturale
Corso Venezia 55 (MM Palestro)
ORE 21,00
Intervengono
- ELENA CATTANEO biologa
- FRANCESCO CAVALLI SFORZA divulgatore scientifico
- ALESSANDRA MAGISTRELLI insegnante
- TELMO PIEVANI docente universitario
Coordina
ALDA CAPOFERRI consulta milanese per la laicità delle istituzioni
XX Settembre 2009 – Video »
Inno di Mameli
Silenzio
XX Settembre – Deposizione corona »
XX Settembre 2009 – foto manifestazione »
20 Settembre 2009 – Volantino »
Ecco il volantino della manifestazione del 20 Settembre 2009.
Diffondete!
20 Settembre 2009 – Comunicato stampa »
MANIFESTAZIONE DELLA
CONSULTA MILANESE PER LA LAICITA’ DELLE ISTITUZIONI
DOMENICA 20 SETTEMBRE , ALLE ORE 17
Piazza Castello (davanti alla Fontana)
20 settembre 1870, breccia di Porta Pia
i bersaglieri del Regno d’Italia entrano a Roma.
Cade il potere temporale dei Papi. L’Italia è unita. Nasce lo Stato laico.
20 settembre 2009,
festa di unità e di libertà
Il 20 settembre, data fondante della nostra storia, deve tornare ad essere Festa Nazionale.
Il 20 settembre ha costituito un passo fondamentale per la costruzione di uno Stato laico, e la possibilità di un suo corretto rapporto con le fedi religiose e le diverse posizioni filosofiche.
Per i cattolici ha aperto la possibilità di contare solo sul vangelo e non più sulla forza del potere politico, per le altre religioni e tendenze ideali ha aperto la possibilità di concorrere al libero gioco democratico con parità di diritti e di ruoli nella società e nelle istituzioni.
Il 20 settembre deve essere fatto conoscere nelle scuole e deve essere rivalutato. Lo ricordiamo oggi, nel momento in cui i principi dello Stato laico, contenuti nella Costituzione repubblicana, faticano ancora ad essere pienamente riconosciuti e praticati, e mentre viene riproposto un continuo contenzioso perché le posizioni della gerarchia cattolica si traducano in leggi per tutti.
La invita le forze della società e delle istituzioni della nostra città e regione a riaprire la riflessione sul Risorgimento e sul ricordo di questa data, in preparazione alle celebrazioni del 2011, 150° anniversario dell’Unità d’Italia e 140° di Roma capitale. Le celebrazioni devono essere una grande occasione su cui fondare lo sviluppo della nostra identità nazionale e il consolidamento della vita democratica dell’Italia.
Occorre rivendicare con fermezza il principio costituzionale di cittadinanza e con esso la vera laicità delle istituzioni pubbliche, la libertà della Repubblica nelle sue scelte legislative e civili, e uno Stato pienamente laico nel rispetto della dialettica pluralista e democratica e del concetto di separazione fra Stato e confessioni religiose.
Durante la Manifestazione pomeridiana l’attrice CARMEN CHIMENTI darà lettura di testi di argomento storico.
La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni deporrà alle ore 11,30 del 20 Settembre una corona di alloro al Monumento ai Bersaglieri al Verziere.
Verrà eseguito il Silenzio d’ordinanza e quindi l’Inno di Mameli, secondo la procedura in uso per gli onori al Corpo dei Bersaglieri.
Presentazione di “Fare (e dare) un voto di laicità” »
Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni
Fare (e dare) un voto di laicità.
Milano 28 maggio 2009 – ore 21,00
Tempio Valdese
Valeria Rosini – Presentazione del lavoro preparatorio
Parlerò brevemente dei 12 spunti di riflessione che abbiamo stampato sul nostro volantino di questa sera, o meglio, del modo in cui siamo arrivati a definirli.
Il problema che ci siamo posti era di capire quale tipo di contributo potesse essere offerto dalla Consulta per la Laicità a chi si accinge ad andare a votare, ma anche a chi si accinge ad essere eletto.
Escluso, velocemente e concordemente, che la Consulta potesse dare indicazioni di voto (per molte ragioni ma, in sintesi, perché la laicità è una questione trasversale) abbiamo deciso di iniziare facendo il punto sullo stato della laicità, attraverso un elenco delle questioni ad oggi irrisolte. Abbiamo cioè valutato che il miglior contributo che potevamo dare fosse quello di creare una occasione di riflessione su cui poi ognuno (elettore, o candidato) tragga le conclusioni che potrà e vorrà trarre.
Ma mettersi a scrivere l’elenco dei problemi di laicità ad oggi irrisolti, scegliere le parole per farlo, significava anche iniziare finalmente l’indispensabile lavoro di verifica sul grado di accordo o di differenza tra tutte le associazioni che della Consulta hanno deciso di fare parte.
La stesura di questi 12 punti è stato quindi l’inizio del più importante compito che la Consulta si prefigge: quello di sviluppare nel tempo un confronto ampio e approfondito, interno al mondo laico, per produrre una sintesi dei modi di concepire la laicità e i problemi che vi sono connessi.
E il fatto di essere, fin dall’inizio, una associazione di 21 associazioni, e con l’obiettivo di aumentare di numero, non ci ha mai fatto pensare che l’impresa che abbiamo davanti sia facile.
Il numero delle questioni considerate è stato inizialmente di 10, poi è cresciuto fino a 20 ed infine si è assestato su di una accettabile sintesi in 12 punti.
Si è cominciata la discussione in alcune assemblee ed anche in alcune delle riunioni dei gruppi di lavoro (ne è stato avviato uno sulla scuola e uno sulla bioetica). Poi si è proseguita la discussione per iscritto sulla mailing-list. Ci si è riuniti nuovamente in assemblea e si è concluso con una concitata ma vivissima discussione scritta, sulla mailing-list.
E’ stato un lavoro faticoso. Ogni parola scelta è il frutto di limature, aggiunte, cancellazioni, ridefinizioni, eppure questo è un risultato primissimo, e le parole cambieranno ancora.
Ma quello che ha dato grande soddisfazione e grande slancio sono soprattutto tre considerazioni:
- la prima è che il grado di accordo che abbiamo trovato è superiore a quello che ci attendevamo e questo ci fa pensare che il modo di sentire comune (evidentemente non solo tra noi, ma in generale nella cultura laica italiana) sia più omogeneo di quel che temevamo;
- la seconda è che i nodi potenzialmente conflittuali ci sembra che siano emersi tutti e che tuttavia abbiano trovato accoglimento e possibilità di sintesi;
- la terza è che abbiamo cominciato a sperimentare uno stile di confronto laico per ragionare di laicità.
Intendo con ciò parlare di quello che chiamerei sia un atteggiamento intellettuale, sia anche proprio di una “tecnica” di discussione: non dare nulla per scontato spiegando le ragioni, non escludere nessuno degli argomenti, partire da ciò su cui si riesce già a concordare proseguendo con lo sforzo di utilizzare argomenti razionali (e quindi confrontabili) e facendo lo sforzo ancor più grande di superare le componenti più preconcette, che pure ognuno di noi si porta dietro, cercando così di allargare i confini della intersezione di accordo inizialmente individuata.
Non era stato prefissato, non ci si era accordati su questo, eppure, da un disordine iniziale, mano a mano che si proseguiva nel confronto, questo stile è andato delineandosi e tacitamente prevalendo, e alla fine è stato quello che ha consentito di arrivare alla definizione di questi 12 punti senza mettere nessuno in minoranza, senza andare ai voti, senza lasciar cadere nessuna delle posizioni.
Eppure, a tratti, sono emerse perfino le differenze che discendono dalle grandi ideologie del ‘900, come quando si è sfiorato il dibattito sul grandissimo problema delle soluzioni pubbliche o private, di Stato o di mercato, nell’erogazione di servizi fondamentali come quelli della salute e dell’istruzione. Dibattito intricatissimo che facilmente sfocia in contrapposizioni. Ma anche queste differenze possono scontrarsi o incontrarsi a seconda che si cerchi o meno l’intersezione possibile tra i punti di partenza, la precisazione dell’obbiettivo e la volontà di costruire una comune soluzione.
E’ evidente che per fare questo è indispensabile esercitare la capacità di lasciarsi alle spalle i luoghi comuni e dotarsi quanto più possibile di libero pensiero e instancabile ricerca. Le soluzioni che abbiamo concordato di scrivere sono provvisorie, e il nostro dibattito proseguirà con approfondimenti e nuove definizioni, fatto salvo che l’intersezione già certa delle nostre idee è quella che riguarda il pluralismo e le pari opportunità. E questo non è poco.
Il fatto che questo stile laico dell’operare si sia presto instaurato, deve far pensare ad una attitudine che preesistesse l’inizio della nostra discussione, ovvero una cultura laica accomunante aldilà delle particolari differenze, e che è il segno di una maturazione culturale da molto tempo in corso nel paese, in quella che si chiama comunemente “società civile”, ovvero le parti attive, pensanti, operanti, responsabili della società.
Parti di società e di cultura che non necessariamente (e oggi meno che mai) trovano riscontro e rappresentanza nel mondo politico. Parti di società e di cultura di cui la politica sembra non avere più il polso, ma che si esprimono in una miriade di associazioni culturali, spesso del tutto sconosciute le une alle altre, e di cui noi speriamo di essere soltanto le prime 21 ad unirsi.
Una tale miriade di minoranze, da costituire probabilmente una maggioranza, anche se stemperata e confusa all’interno di ogni schieramento.
E questo è il 13° problema irrisolto che si presenta alla riflessione di questa sera.

Benvenuto alla Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni. Scopri
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